7 temi di riflessione per l'irc
2. amicizia
Letteratura
Lev Tolstoj, Le fanciulle più sagge degli uomini, XIX secolo
La settimana santa cadeva presto quell’anno. La gente aveva appena smesso di girare in slitta e nei cortili c’era ancora la neve che si scioglieva in rivoli per tutto il villaggio. Una grossa pozza s’era formata tra due corti, in un vicoletto a ridosso della concimaia. E un giorno due bambine, che abitavano in quei due cortili, incontrarono vicino a questa pozza, e una bambina era più grande e l’altra più piccina. Le madri delle bambine le avevan vestite tutt’e due, con i sarafàn nuovi. La piccola ce l’aveva azzurro, quella un poco più grande giallo, rabescato. A entrambe avevan messo dei fazzoletti rossi in capo. Dopo la messa le bambine si recarono alla pozza, si mostrarono le vesti, e si misero a giocare. E venne loro voglia di schizzarsi l’acqua addosso.
La piccola voleva persino entrare con le scarpette nella pozza, ma quella grandicella disse: "Non entrarci, Malaša, tua mamma ti sgriderà. Facciamo così mi leverò le scarpe, e tu farai lo stesso".
E si levarono le scarpe, le ragazze, e andarono l’una verso l’altra nella pozza. Malaša entrò fino alla caviglia e disse: "È profonda, Akùljuška, ho paura".
"Ma fa niente", le risponde, "più profonda di così non diventa. Vieni dritta verso di me".
Cominciarono ad avvicinarsi. E Akùljuška disse: "Malaša, sta’ attenta a non schizzare, fai piano piano".
Aveva appena fatto a tempo a dire queste parole che Malaša pumfete! affondò col piede nell’acqua, e lo schizzo andò a dritto sul sarafàn di Akùljuška. Il sarafàn si inzaccherò tutto, e il fango le andò a finire fin sul naso e negli occhi. Akùljuška vide le macchie sul sarafàn, si infuriò con Malaša, si mise a imprecare, la rincorse, voleva picchiarla. Malaša si spaventò, vide il guaio che aveva combinato, saltò fuori dalla pozza, corse verso casa. Passava di lì la madre di Akùljuška, e vide il sarafàn inzaccherato della figlia e la camicia insudiciata.
"Dove ti sei insudiciata a questo modo, disgraziata?".
"E stata Malaša, l’ha fatto apposta a schizzarmi".
La madre di Akùljuška afferrò Malaša, le dette una sberla sulla nuca. Malaša si mise a urlare, e le sue urla si udirono per tutta la strada. E venne fuori la madre di Malaša.
"Perché stai picchiando la mia piccina?", investì bruscamente la vicina. Una parola tira l’altra, e le due babe si misero a litigare. Saltarono fuori i mužikì, nella via si radunò una gran folla. Gridavano tutti, e nessuno dava ascolto all’altro. Litigavano, bestemmiavano, cominciarono a spintonarsi, ne venne fuori una mezza rissa, e allora intervenne una vecchia, la nonna di Akùljuška. Si mise in mezzo ai mužikì. e provò a convincerli.
"Che fate, miei cari? In giornate come queste? Bisognerebbe avere il cuore pieno di gioia, e invece vi siete messi a peccare".
Non ascoltarono la vecchia, quasi la buttarono a terra. E la vecchia non sarebbe mai riuscita a farli ragionare se non fosse stato per Akùljuška e Malaša. Mentre le babe bisticciavano fra loro, Akùljuška aveva fatto asciugare il suo sarafàn, e se ne era tornata nel vicoletto, alla pozza. Una volta lì, aveva sollevato una pietra e si era messa a rimestare la terra accanto alla pozza, in modo da sospingere l’acqua verso la strada. Mentre rimestava, le si era avvicinata anche Malaša, che aveva cominciato a darle una mano, a scavare un canaletto aiutandosi con un pezzo di legno. I mužikì stavano per azzuffarsi quando le bambine riuscirono a incanalare l’acqua verso la strada, e l’acqua vi si riversò come un torrente. Le bambine misero nell’acqua il pezzo di legno. Il legno andò a finire sulla strada, dritto verso il punto in cui la vecchia aveva cercato di separare i mužikì. Corrono le bambine, una da una parte e una dall’altra del ruscello.
"Tienilo, Malaša, tienilo!", grida Akùljuška. Anche Malaša vuole dire la sua, ma non riesce a parlare dal gran ridere.
Così corrono le bambine, ridono di quel pezzo di legno, per come sprofonda sott’acqua per poi tornare a galla. E corsero dritto nel mezzo dei mužikì. La vecchia le vide e disse ai mužikì.
"Abbiate timore di Dio! Voi, mužikì, stavate per azzuffarvi a causa di queste bambine, e loro da un pezzo hanno già dimenticato tutto, e son di nuovo d’amore e d’accordo che giocano, da brave. Son più furbe di voi!".
I mužikì guardarono le bambine, e provarono vergogna. E poi si misero a ridere di se stessi, e tornarono nei loro cortili.
"Se non sarete come i fanciulli non entrerete nel regno dei cieli".