7 temi di riflessione per l'irc
5. angeli e demoni
Letteratura
Johann Wolfgang von Goethe, Faust, XVIII-XIX secolo
Mefistofele sbuca, mentre la nebbia cade, da dietro la stufa, in veste di chierico vagante

A che pro tanto chiasso? In che posso servirvi?
Faust
Questo era dunque il nocciolo del cane!
Un chierico vagante? Il caso è divertente.
Mefistofele
Saluto il sapientissimo signore!
Mi avete fatto sudar sette camicie.
Faust
Come ti chiami?
Mefistofele
Che domanda meschina
per chi disprezza tanto la parola,
e distaccato da tutte le apparenze
aspira solo al fondo delle essenze.
Faust
In voi, signori, di solito l’essenza
la si legge nel nome fin troppo chiaramente,
quando vi chiamano dio delle mosche,
corruttore e padre di menzogne.
Insomma, tu chi sei?
Mefistofele
Parte di quella forza
che vuole sempre il male e produce sempre il bene.
Faust
Cosa vuol dire questo indovinello?
Mefistofele
Sono lo spirito che nega sempre!
E con ragione, perché tutto ciò che nasce
è degno di perire.
Perciò sarebbe meglio se non nascesse nulla.
Insomma, tutto ciò che voi chiamate
peccato, distruzione, in breve, il male,
è il mio specifico elemento.
Faust
Tu ti dici una parte, e mi stai innanzi intero?
Mefistofele
Ti dirò una modesta verità.
Se l’uomo, microcosmo di follia,
usa pensarsi come un tutto - io sono
parte di quella parte che in principio era tutto,
della tenebra che partorì la luce,
la luce superba che adesso a madre Notte
contende lo spazio e il rango antico.
Ma senza mai riuscirvi; per quanto si cimenti
resta incollata ai corpi e prigioniera;
dai corpi emana, rende belli i corpi
e ogni corpo ne ostacola il cammino.
Spero perciò che non ci vorrà molto
e con i corpi perirà anche lei.
Faust
Ora conosco il tuo degno compito!
Non potendo distruggere alla grande,
cominci a farlo in piccolo.
Mefistofele
E così, certo, raccapezzo poco.
Ciò che si oppone al nulla,
il qualcosa, questo goffo mondo,
per quante io ne abbia fatte,
non ho saputo venirne a capo:
tempeste, inondazioni, incendi, terremoti -
ma poi torna la calma sulla terra e sul mare!
E la dannata razza dei viventi,
siano uomini o bestie, non c’è verso di nuocerle.
Quanti ne ho già sepolti! E sempre circola
nuovo sangue, sangue giovane.
Di questo passo c’è da impazzire!
Dall’aria, dall’acqua, dalla terra
i germi si sprigionano a migliaia,
all’umido e all’asciutto, al caldo e al freddo!
Se non mi fossi riservato il fuoco,
non resterebbe un angolo per me.
Faust
Tu dunque opponi alla forza sempre attiva
che crea e dà salvezza eternamente
il freddo pugno del demonio,
che invano perfido si serra!
Cercati altro da fare,
strano figlio del caos!
Mefistofele
Su tutto questo ritorneremo
a meditare le volte prossime!
Per questa volta potrei allontanarmi?
Faust
Non vedo perché tu me lo domandi.
Ora che ho fatto la tua conoscenza,
vieni a trovarmi quando vuoi.
Ecco qua la finestra, ecco la porta,
e se non basta la cappa del camino.
Mefistofele
Un piccolo impedimento, lo confesso,
mi vieta ora di andarmene a spasso:
quel piede d’elfe sulla vostra soglia -
Faust
Il pentagramma ti dà pensiero?
Ma dimmi allora, figlio dell’Inferno,
se questo ti respinge, com’è che sei entrato?
Come venne ingannato un tale spirito?
Mefistofele
Guardate attentamente! Non è tracciato bene;
quell’angolo che dà verso l’esterno
è un poco aperto, come vedi.
Faust
Che fortunata combinazione!
Saresti dunque mio prigioniero?
Ho fatto centro tirando a caso!
Mefistofele
Non lo notò il barbone, quando saltò qui dentro;
ma per il diavolo le cose cambiano,
e adesso non può uscire dalla casa.
Faust
Perché non te ne vai dalla finestra?
Mefistofele
Hanno una legge i diavoli e gli spettri:
da dove sono entrati, di là devono andarsene.
Liberi a intrufolarci, siamo schiavi ad uscire.
Faust
Anche l’Inferno ha le sue leggi?
Ecco una buona cosa. E ci sarebbe modo
di stringere con voi, signori, un patto certo?
Mefistofele
Ciò che è promesso te lo godrai
tutto intero, neanche un’oncia in meno.
Ma non si può trattarne in due parole,
fra breve tempo ne riparleremo;
adesso tuttavia ti prego vivamente,
per questa volta, di lasciarmi andare.
Faust
Trattieniti ancora per un attimo,
a dirmi la buona ventura.
Mefistofele
Adesso lasciami! Presto tornerò
e potrai domandarmi a tuo piacere.
Faust
Non sono stato io a insidiarti,
sei cascato da solo nella rete.
Chi ha preso il diavolo lo tenga stretto!
Prima di riacciuffarlo dovrà aspettare un pezzo.
Mefistofele
Sono disposto, se così ti piace,
anche a restare a farti compagnia;
a patto tuttavia che le mie arti
possano offrirti un degno passatempo.
Faust
Le vedrò volentieri; ne hai piena facoltà.
Purché il passatempo sia gradevole!
Mefistofele
Amico mio, i tuoi sensi
godranno più in quest’ora
che in tutto un anno di monotonia.
I canti dei miei spiriti soavi,
le belle immagini che ti porteranno
non sono un vuoto gioco di magia.
Anche l’olfatto ti sarà grato,
ne avrai delizia per il palato,
e il tatto poi sarà beato.
Non occorre nessun preparativo;
siamo tutti presenti, incominciate!
Spiriti
Svanite, oscure
volte incombenti!
Si affacci ameno
l’incanto amico
del ciel sereno!
Le nubi oscure
siano dissolte!
Le stelle brillano,
soli più miti
gettano luce.
Ed ecco aleggiano,
fluttuano chini
leggiadri spiriti
figli del cielo.
Ed ecco senti
slanci struggenti;
nastri ondeggianti
di vesti vaghe
coprono i campi,
coprono fronde
dove gli amanti
per sempre uniscono
voti e pensieri.
Fronde su fronde!
Tralci fiorenti!
Uve pesanti
cadono in ampi
torchi prementi,
cadono in rivi
vini spumanti,
scorrono in puri
duri cristalli,
volgon le spalle
agli alti colli,
formano laghi
di cui gioiscono
verdi colline.
Bevon gli alati
inebriati,
volano incontro
al sole, incontro a
isole chiare
che onde ingannevoli
vanno cullando;
dove ascoltiamo
cori esultanti,
dove vediamo
genti danzanti
muoversi libere
sparse sui prati.
Alcuni salgono
colli svettanti,
altri s’immergono
in laghi ameni,
altri si librano,
tutti alla vita,
tutti all’amore
tesi e a lontane
stelle beate.
Mefistofele
Dorme, soavi figli dell’aria, molto bene!
Me l’avete cullato a perfezione!
È un concerto per cui vi sono in debito.
Non sei ancora uomo da tener stretto il diavolo!
Avvolgetelo in dolci forme oniriche,
immergetelo in un mare d’illusione;
ma per spezzare l’incanto della soglia
ho bisogno di un dente di topo.
Non occorrono lunghe invocazioni;
ne fruscia già qui uno disposto ad ascoltarmi.
Il signore dei ratti e dei sorci,
delle mosche e dei rospi, di cimici e pidocchi,
ti comanda di farti avanti ardito
e di rosicchiare questa soglia,
man mano che egli la unge d’olio -
Eccoti che arrivi saltellando.
Svelto, all’opera! La punta che mi blocca
è la più esterna, proprio accanto ai cardini.
Ancora un morso, è fatto. - Adesso, Faust,
continua nei tuoi sogni finché ci rivedremo.
Faust ridestandosi
Sono stato ingannato un’altra volta?
La ressa degli spiriti è svanita
e io non so se l’ho sognato, il diavolo,
e se a scappare è stato un can barbone.